LA NAMIBIA

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Dopo ormai 5 anni di continui tour in Namibia, abbiamo pensato fosse dovuta una presentazione di questa destinazione, per offrire a tutti un quadro completo di cosa, a nostro giudizio, questa destinazione possa offrire. Una nostra libera interpretazione del Paese, per scoprire perché in Africa australe, e forse in tutta l’Africa questa possa essere considerata una delle mete paesaggisticamente più suggestive. Per chi ci fosse già stato, con noi o con altri, è sempre un buon pretesto per rivivere un viaggio che siamo sicuri vi sarà piaciuto.

Paesaggi

Forse la prima cosa che viene in mente a chi in Namibia c’è stato e vuole spiegarla agli amici che vogliono andarci, è che le aspettative devono essere rivolte alla bellezza dei

paesaggi, alla loro spettacolarità e varietà, piuttosto che agli animali. Non che di animali non ce ne siano, anzi i safari fotografici all’interno del parco Etosha e anche in altre aree protette consentono l’osservazione di una grande varietà di specie, solo il paragone difficilmente regge con i vicini di casa dove l’osservazione degli animali è incorniciata in un contesto naturale più selvaggio, meno “addomesticato”. Difficilmente invece, i vicini di casa possono offrire tante emozioni e stupore grazie alla varietà, spettacolarità ed unicità dei paesaggi come può fare solo la Namibia. Se il primo istinto è quello di pensare che seppur bello, il paesaggio sia una monotona sequenza di deserti, ci si deve subito ricredere. Intanto perché lo stesso deserto può mostrarci svariate facce, dalle dune rosse intervallate da pianori color paglierino e montagne brune del Namib Rand, alla classica immagine di quel mare di sabbia, dove le dune spoglie disegnano bellissimi contorni come fossero delle vere onde, fino a giungere allo spettacolo sicuramente unico di questo mare di sabbia, che in cordoni paralleli si getta direttamente nelle scure acque dell’oceano atlantico, creando un contrasto veramente suggestivo. Questo nel deserto del Namib.
Poi, se ci si spinge a Sud, a colpire sono le geometrie delle formazioni montuose del Fish River Canyon, vero plastico a grandezza naturale che come un libro ci spiega la storia geologica di questo angolo d’Africa. C’è poi la regione montuosa del Damaraland, dove si spazia da greti secchi di fiumi che sembrano disegni astratti, ai terrazzamenti delle montagne di origine vulcanica Etendeka, alle brune colline, antiche colate di lava preistoriche che con il loro sistema di solchi erosivi paralleli sembrano campi brulli solcati da enormi aratri.







volto ed il colore di un territorio dominato dall’acqua. Per questo, se volete farvi un aspettativa nel pensare al vostro viaggio in Namibia, pensiamo di non sbagliarci se diciamo che deve essere legata ai paesaggi, ammirati dall’aria e vissuti da terra.

Ed a terra il suggestivo sovrapporsi del verde di macchie di vegetazione al giallo degli accumuli di sabbia con lo sfondo del bruno delle montagne, magari per scoprirvi qualche elefante del deserto che pascola liberamente, o antiche incisioni rupestri, veri libri aperti sul passato. Anche le regioni rurali, pensiamo all’Ovamboland, possono offrire interessanti spunti a chi possa osservarle dall’aria, dando la possibilità di scoprire e capire il tessuto, lo sviluppo e le dimensioni delle regioni agricole, la continua ripetitività della pianta dei villaggi, come pure il loro graduale cambiamento passando da un etnia all’altra. Fino ad arrivare al Nord estremo del paese, passando dal grande contrasto che il fiume Kunene, come un serpente scuro bordato di verde gioca nella cornice di montagne dure tipo Afganistan, ai piani allagati del Caprivi orientale, dove sono Chobe e Zambesi e modificare ad ogni stagione il

Popolazioni

Ci dispiace, tanto rimaniamo poco colpiti dal teatrino di popolazioni che ostentano tradizioni e abitudini spinti dalla necessità di risultare interessanti agli occhi dei turisti, tanto non ci piace l’atteggiamento proprio di molti viaggiatori di andare a scoprire popolazioni diverse, quasi fosse una visita allo zoo. Per questo non puntiamo mai molto l’attenzione su questo aspetto. Quello che possiamo dire è che ad oggi, gli ultimi popoli che ancora genuinamente vivano in maniera tradizionale, senza quindi andarsi a cambiare d’abito per la visita dei turisti, sono le popolazioni Himba dell’angolo remoto del nordovest del paese.

Skeleton Coast

Uno degli aspetti più caratterizzanti della Namibia, e sicuramente il più identificativo per chi prenda informazioni su questo paese, è anche quello più frainteso e strumentalizzato, a nostro giudizio. Il parco della Skeleton Coast è costituito dalla fascia costiera che si sviluppa a nord di Swakopmund fino quasi alla foce del fiume Kunene. Senza mettere in dubbio il carattere unico e suggestivo di questa lingua di terra, è importante però capire che cosa sia in realtà, e come altre immagini usate per promuoverla non siano proprie di questa zona, bensì di altre. La Skeleton Coast, che onestamente non offre grandi spunti da un punto di vista aereo, è un luogo molto speciale e suggestivo se visitato da terra. Il suo essere inospitale, remoto e completamente incontaminato sono di sicuro gli aspetti che lo rendono affascinante agli occhi di chi lo visiti.
Contrariamente a tutte le aspettative, non è però nel parco della Skeleton Coast che si trovano i grandi relitti spiaggiati, come pure le grandi colonie di leoni marini (fatta eccezione di Cape cross) e le dune di sabbia che si gettano nell’oceano. Spesso libri e depliant offrono immagini ormai appartenenti alla storia, per cui molti dei





relitti che un tempo erano nella Skeleton Coast ormai sono stati consumati dalla ruggine e lavati via dalle mareggiate. È più facile scoprire colonie di leoni di mare giocare tra le onde oceaniche o rilassarsi sulla battigia situata a sud di Walvis Bay piuttosto che a nord; come pure il vero spettacolo del deserto che con i suoi cordoni di dune si getta nell’oceano è sempre a sud di Walvis Bay. Anzi, se proprio dovessimo scegliere in assoluto il volo più suggestivo, che ci abbia regalato le migliori immagini dell’incontro di questi due mari, diremmo che si deve andare giù fino a Luderitz. Infatti è proprio nella parte meridionale di questo litorale, tra Swakopmund e Luderitz, che si possono osservare i cordoni di dune più suggestivi, magari inframmezzati da scogliere rocciose andare a sbattare con forza contro l’Oceano Atlantico. E sempre in questa zona è possibile anche vedere un paio di relitti ancora in buone condizioni.
Se la Skeleton Coast nelle nostre aspettative deve essere un luogo dal sapore lontano e dalla grande spettacolarità, allora questo tratto di costa è per noi la Skeleton Coast. Per altro valorizzata dal fatto che è una rotta mai coperta dai classici voli scenici tra Sossousvlei e Swakopmund.


Lontani dal mondo

Un discorso a parte pensiamo meriti l’angolo nord occidentale della Namibia. Quella fetta di territorio a sud del fiume Kunene, tra l’Hartmann Valley e la catena montuosa del Marienfluss. Questo è sicuramente un luogo magico, dove abbiamo una forte sensazione di essere ai confini del mondo, quantomeno del mondo a cui siamo abituati noi. Ad iniziare dal fatto che il 90% delle persone che vi giungono lo fanno con piccoli aerei da turismo, viste la distanza e le condizioni improponibili del percorso, continuando con la natura stessa della pista di atterraggio, niente più che due binari scavati nel fondo sabbioso di uno dei tanti avvallamenti, difficilmente distinguibili dal resto del paesaggio. In un gioco di colline sabbiose intervallate da catene rocciose molto antiche, è possibile effettuare bellissime escursioni in fuoristrada o lanciarsi in divertenti cavalcate in quadbikes (motociclette a quattro ruote da deserto) spesso accompagnati dagli eleganti orici, veri padroni di queste distese. Gli spunti fotografici sono un infinità, soprattutto quando si scollina e ci si apre davanti agli occhi lo spettacolo della vallata del fiume Kunene, dove questo lungo serpente d’acqua, con la pelle verde dei cespugli e delle palme si insinua tra le imponenti montagne brulle dell’Angola. Poi più ad ovest iniziano le dune di sabbia, non molto alte, ma molto suggestive se legate a questo contesto, dove sempre con i quadbikes è possibile sentirsene un po’ padroni, grazie anche alla totale assenza di altre persone.

Onestamente se da un lato il rifacimento del campo di Serra Cafema e la possibilità di potervi arrivare in volo rendono un luogo così estremo di facile fruizione da parte di tutti (ma non di tutte le tasche), dall’altro ci sembra quasi che a volte riducano la percezione a chi lo visita dell’estrema distanza dal mondo civile. Due ore con l’aereo privato ed un campo tendato di lusso che offre






ogni confort, annullano la percezione di dover affrontare almeno due giorni di duro percorso (per buona parte sterrato) per poter raggiungere il primo centro abitato che offra tutti i confort a cui siamo abituati.


Il Caprivi

Per un motivo o per l’altro questa striscia di terra viene vissuta quasi più come un’estensione alla Namibia che non come una parte integrante della stessa. Forse per la sua posizione, che la rende più vicina a Botswana e Zambia che non al resto della Namibia, forse per il suo carattere prevalentemente pianeggiante, ricco di acqua e verde, in contrasto con il resto del paese che è prevalentemente montuoso, desertico e dai colori tra il giallo ed il marrone. Anche se non possono essere considerate delle vere alternative al Botswana, sicuramente alcune delle strutture del Caprivi possono offrire esperienze analoghe. Tra tutte quella che ci ha colpito maggiormente è l’Impalila Island lodge, sull’omonima isola alla confluenza tra il canale Chobe e il fiume Zambesi. Dopo tanto deserto essere immersi nei canneti di papiro e sentire scorrere sotto la propria tenda le acque dello Zambesi è sicuramente un’esperienza in netto contrasto con il resto della Namibia. Se non per varietà, quantomeno per sensazione di selvaggio e per numero i safari fotografici fatti a bordo di piccole imbarcazioni a motore lungo il canale Chobe sono sicuramente suggestivi. Il lodge è piccolo e di ottimo livello e mantiene in pieno quel carattere di esclusività e privacy che uno si aspetta nell’Africa Australe. Altro lato positivo di questo luogo, è la sua relativa vicinanza alle famose cascate Vittoria, dove ancor di più si può terminare il proprio viaggio in un ambiente sicuramente dominato dall’acqua, il famoso “fumo che tuona”. Per concludere, se si vuole dare maggiore contrasto alla visita della Namibia, prima di decidere di legargli la naturale estensione ai parchi del nord del Botswana, si può pensare di visitare questa striscia di terra incastrata tra Zambia e Botswana.

Considerazioni finali sula Namibia

In conclusione pensiamo che la Namibia sia uno di quei paesi che devono assolutamente essere visti, offrendo tra l’altro anche la possibilità di scegliere il livello delle sistemazioni da semplici ma pulite strutture economiche a sofisticati e suggestive strutture di grande lusso. Sia da terra che dall’aria questo paese non mancherà di suggestionarvi, e sicuramente un tour in volo che vi lasci tutti gli spazi dovuti per viverlo da terra, ma che allo stesso tempo renda i trasferimenti comodi e veloci, oltre che estremamente suggestivi, è un modo ottimale per valorizzarne al massimo le potenzialità.

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