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Finalmente siamo riusciti a realizzare un altro sogno, già vivo in noi da molti anni: partendo dal Cairo, abbiamo attraversato con i nostri aerei da turismo il grande deserto del Sahara, per proseguire quindi verso Sud e giungere in Namibia, compiendo così la trasvolata dell’Africa lungo il versante Ovest, anziché che lungo il nostro classico versante Est. Per realizzare un viaggio di questo tipo, si è rivelato determinante l’aereo scelto, il Cessna Grand Caravan, che, oltre a offrire flessibilità in termini di spazio e di carico, in luoghi particolarmente caldi ha garantito un livello di comfort ottimale per il gruppo.
Senza contare l’indispensabile vantaggio logistico di non dipendere dal carburante Avio, ormai praticamente assente in gran parte dell’Africa, ma dall’onnipresente JetA1 (quello degli aerei di linea, per intenderci).
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Riportiamo di seguito un estratto del nostro report, che racconta il passaggio dall'Erg del Murzuq, in Libia, allo splendido Niger: per una lettura completa, vi consigliamo di scaricare ol pdf in allegato. Buon... viaggio!
"... Decollati da Sebah di mattina presto, con una visibilità quasi ottimale, abbiamo allargato verso Sud la nostra rotta per Ghat, andando così a sorvolare il grande Erg del Murzuq.
Prima di inoltrarci nell’Erg, di grande suggestione sono una serie di cerchi di irrigazione, che con il loro verde intenso fanno da grandissimo contrasto nel contorno color crema del deserto.
Ma ecco l’inizio della successione delle grandi dune, a volte organizzate in lunghi cordoni, a volte assolutamente disordinate. Sono arancione chiaro, con tonalità che passano dal salmone alla pesca, bellissime, inviolate; le luci radenti del mattino ne evidenziano innumerevoli bordature con curve sinuose che si incrociano tra loro.
Vi garantisco, lo spettacolo è grandioso. [...] Sopra il Murzuq, la consapevolezza è diversa, siamo veramente tra i pochissimi fortunati che abbiano avuto il privilegio di ammirare dall’aria uno spettacolo simile. Una vera chicca, che speriamo di poter offrire, in futuro, ai nostri viaggiatori.
Dal Murzuq attraversiamo il piatto altopiano del Messaq e quindi ancora qualche filare di dune di Wan Kasa prima di raggiungere l’Akakus. In questo luogo, famoso per le sue suggestioni paesaggistiche, bisogna ammettere che è fondamentale, più che il volo, l’esperienza a terra.
I pinnacoli di roccia, gli archi, e le mille altre sculture che, alternate a piccole dune di sabbia, rendono l’Akakus così spettacolare, vanno apprezzate da vicino. Lo terremo in considerazione per la prossima volta...
Molto spettacolare è, invece, il versante occidentale dell’Akakus, verso Ghat, come pure lo sono tutte le formazioni rocciose intorno a Djanet, in Algeria. Essendo ormai nel cuore della giornata, la visibilità è andata deteriorandosi, per cui possiamo solo intuirne la bellezza paesaggistica.
Atterrati a Tamanrasset, abbiamo atteso qualche ora per sperare che le luci più propizie del tardo pomeriggio ci regalassero ancora un bel volo sopra l’Hoggar. In realtà, la luce non è cambiata molto, ma quel che abbiamo visto ci è bastata per capire che questo luogo così spettacolare, dove ordinate fascine di colonne basaltiche formano isolate montagne, merita almeno una giornata. In alcuni tratti sembra quasi di trovarsi sopra le nostre Dolomiti: veramente speciale.
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Il volo è proseguito e siamo così giunti ad Agadez e, bisogna dirlo, qui si è aperta la parentesi più suggestiva del nostro viaggio. Il Niger è per molti, probabilmente, il Paese che più evoca l’avventura estrema e, in qualche modo, il rischio, causa la recente rivolta dei Tuareg e alcuni incidenti.
Noi, ad Agadez abbiamo trovato persone molto gentili e scoperto un mondo Tuareg fatto di grande dignità, cordialità e disponibilità. Qui abbiamo lasciato l’aereo per dedicarci con i fuoristrada alla scoperta via terra del massiccio dell’Air, e al deserto di sabbia che ne lambisce il versante Nord orientale.
Se, da un lato, in alcune tratte, abbiamo apprezzato una volta di più il valore aggiunto del nostro aereo, soprattutto nell’evitare lunghe, stancanti e a volte monotone tappe di trasferimento, dall’altro, soprattutto il versante Nord, il deserto di sabbia, e la splendida oasi di Timia giustificano con la loro bellezza la fatica del fuoristrada. L’Air è un insieme di paesaggi caotici, quasi fossero disordinate discariche giganti di pietra, montagne imponenti che formano grandi anfiteatri, e poi giganti venature di quarzo bianco, grandi quanto delle montagne, che sbattono in fondo al loro percorso direttamente sulle grandi dune del deserto. Paesaggio duro, con poche piante - principalmente lungo i greti secchi dei fiumi stagionali -, con la costante presenza dei Tuareg, eleganti e slanciate figure che compaiono dal nulla, con o senza i loro cammelli. Non c’è bivacco la sera che non abbia avuto la visita di qualche ospite locale, e lungo il percorso sono stati molti i villaggi che abbiamo visitato. Ma sicuramente la perla dell’Air è Timia. All’improvviso, dietro un ultimo costone di roccia, in una gola stretta, ecco che compaiono dei verdissimi giardini Tuareg, con palme e agrumeti, dove il verde smeraldo della vegetazione è una “botta di colore” e vita nella durezza del deserto roccioso in cui si insinua. Il villaggio, fatto di tante piccole viuzze tra le tradizionali abitazioni di fango, è di grande suggestione, e la piscina naturale alla base delle vicine cascate offre un refrigerio inaspettato. I tuareg locali sono come sempre molto cordiali e ospitali. Per la gioia di tutti, un piccolo hotel, rigorosamente in stile locale, semplice, ma molto accogliente, posto su un promontorio che domina l’oasi, è la sosta ideale per togliersi la polvere di dosso, e perfino bere una bella birra fresca.
E poi il grande deserto, come tutti se lo aspettano, di estrema suggestione..."
[continua nel pdf in allegato]
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