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Per chi voglia lasciarsi conquistare dai grandi spazi che abbiano un volto sempre mutevole da offrire, mantenendo inalterato il sentimento di libertà tipico dell’Australia, la costa occidentale è sicuramente il posto giusto. Per quanto riguarda le strutture ricettive, c’è da dire che la ricerca di suggestione e atmosfera, tipica anche dei più moderni lodge africani, non fa parte del DNA degli australiani, gente molto concreta, che pone l’attenzione a tutto ciò che è all’esterno più che all’interno degli alloggi. Per questo, fatte salve alcune rare eccezioni, nella costa occidentale non bisogna aspettarsi strutture che regalino soggiorni romantici e di lusso. A partire dalla regione dell’Arnhemland, dove, per immergersi nel fascino e nel mistero della cultura aborigena, bisogna far base nel campo tendato di Max Davidson, luogo ideale per scoprire una natura incontaminata e, forse, i migliori esempi di arte rupestre risalente a decine di migliaia di anni fa, ma certo non adatto a chi si aspetti una sistemazione che gli ricordi i comfort di casa. Ma siamo certi che i tramonti sui locali billabong, con i frequenti voli di pellicani e oche selvatiche, valgano lo spirito di adattamento.
Ci sono poi fenomeni naturali senza eguali, quali le Bungles Bungles, suggestivi panettoni di arenaria striata immersi tra oasi di palme e strettissime gole dove, dopo esserci persi in ripetuti sorvoli all’alba ed al tramonto, abbiamo infine modo di immergerci a piedi. Sicuramente una delle tappe da non perdere.
Il Kimberley
Per chi viene da est, le Bungles Bungles aprono le porte alla regione del Kimberley, territorio durissimo e poco ospitale, considerato dagli australiani una delle ultime frontiere. L’esplorazione in volo della frastagliata costa occidentale della regione è forse una delle più spettacolari fra quelle rese possibili da un itinerario con piccoli aerei da turismo. Sotto le ali si scoprono centinaia e forse migliaia di km di insenature, fiordi e arcipelaghi di isolotti completamente disabitati, ricoperti da boscaglia e bordati lungo le coste da fitte foreste di mangrovie. Ad accrescere la spettacolarità del paesaggio vi sono i grandi banchi di sabbia semisommersi che, soprattutto con la bassa marea, disegnano geometrie particolarmente suggestive che impreziosiscono il paesaggio. Per vivere poi a terra questa sensazione di remoto angolo di mare incontaminato, dove l’attenzione è parimenti distribuita tra terra e mare, da non perdere è la sosta a Cape Leveque.
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Gli aborigeni
Per fortuna sono quasi inesistenti gli operatori che cerchino di vendere gli Stati Uniti quale occasione per andare a scoprire nativi indiani in perizoma e piume in testa, e, di conseguenza, nei visitatori è bassissima l’aspettativa di trovarsi “moderni esploratori” a scoprire villaggi indiani dove ancora le case siano tepee e si mangi intorno al fuoco. A prescindere da come si è arrivati a questo, è però ormai un dato acquisito che, fatte salve alcune tradizioni che resistono tra le mura private delle proprie case, e durante alcuni festival, i nativi americani vivono una vita identica alla nostra, non certo esotica.
Purtroppo, la stessa cosa non può dirsi riferita alla percezione che si ha della vita degli aborigeni d’Australia. È infatti ancora forte l’aspettativa da parte dei turisti per gli aborigeni come popolazione che vive in maniera tradizionale, e questo porta ad un’offerta turistica a mio giudizio alquanto triste e falsa. L’assimilazione da parte delle diverse popolazioni aborigene della cultura occidentale ha avuto luogo: si può discutere il modo in cui tale transizione è stata gestita, ma è un dato di fatto che ormai sia avvenuta, per cui non esistono più esempi di stili di vita puramente tradizionali. Personalmente, sconsiglierei a chiunque di partire dall’Italia con aspettative di tipo etnografico sull’Australia: gli aborigeni con cui si verrà a contatto sono persone che vivono secondo canoni occidentali, purtroppo, a volte, sotto l’influenza dell’alcol, mentre quelli che ancora in parte mantengono determinate tradizioni vivono in aree che sono vietate al turismo. Quello che invece è interessante sono i numerosi centri culturali che testimoniano le antiche tradizioni delle varie popolazioni aborigene, come potrebbe essere in Europa un museo sulle tradizioni e sulla cultura di una specifica regione. Sono pure molto interessanti le molte testimonianze di arte pittorica rupestre che si trovano in varie regioni dell’Australia.
Tra fiori selvatici e balene: il periodo migliore
Tra le cose che uno non si possono dare per scontate ma che sicuramente costituiscono un motivo valido per pianificare la visita in un periodo piuttosto che in un altro, vi sono la migrazione delle balene franche e l’esplosione di colori durante la fioritura dei fiori selvatici.
Tra giugno e settembre, centinaia, se non migliaia, di balene lasciano le fredde acque antartiche per partorire e quindi far accumulare il primo strato di grasso ai piccoli nelle calme acque lungo la costa occidentale australiana, per poi riportarli, una volta cresciuti, nell’oceano del Sud. In questo periodo, e soprattutto tra luglio e agosto, il sorvolo a bassa quota della costa tra Broome e Exmouth può trasformarsi in una vera e propria “battuta di caccia aerea” per avvistare le balene. Con un minimo di fortuna e una buona vista, non è improbabile avvistare a decine, siano esse mamme con i piccoli o gruppetti isolati di maschi. Dall’aria è possibile apprezzare con facilità la sagoma di questi leviatani del mare quando sono a pelo dell’acqua, fino al punto da poterne identificare le macchie bianche sull’addome quando si girano. Un “bonus extra” è sicuramente fare da spettatori aerei all’esibizione di un maschio che si cimenti in evoluzioni acrobatiche fuor d’acqua.
A terra, invece, nel periodo tra agosto e settembre, da Exmouth a Perth, guidando attraverso le grandi distese dell’outback, è possibile trovarsi immersi in densi tappeti di fiori selvatici. L’azzurro terso dei cieli australiani, il rosso della terra e poi… una miriade di colori, che vanno dal bianco al rosa, al viola al giallo e all’arancione, in macchie più o meno uniformi, creando uno spettacolo incredibile. Da vicino, anche per i non patiti di botanica, la bellezza e la varietà di questi fiori non può non catturare.
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Qui la sistemazione è di buon livello, con una serie di comodi bungalow tendati con bagni privati su palafitta, con una vista incredibile sulla baia; e qui, con pochissimi altri ospiti, trovano sicura soddisfazione sia coloro in cerca della spiaggia stile Sardegna di 40 anni fa, dove prendere il sole e fare il bagno in quasi totale privacy, sia coloro che apprezzino di più passeggiare, e dare fondo a decine di rullini di fotografie, tra baie e scogliere lavorate da mare e vento, che al tramonto si tingono di un intenso rosso fuoco.
Per chi avesse un paio di giorni extra, una visita che vale la deviazione è sicuramente quella al King Leopold Range, antica barriera corallina del devoniano, ora un lunghissimo contrafforte di roccia grigia. In un paio di punti questa dorsale di roccia è tagliata da fiumi stagionali che danno la possibilità di esplorarla da vicino, sia in barca che a piedi. Sul lato occidentale del Kimberley troviamo Broome, tranquillo paesino costiero, una volta dedicato alla pesca di perle, oggi sempre più rivolto al turismo locale. Una notte di permanenza. in uscita dal Kimberley, può valere la pena, per lasciarsi alle spalle la polvere e la salsedine.
Suggestioni tra mare e terra La costa prosegue, e prosegue anche la varietà di situazioni che si presentano sotto i nostri occhi; barriere coralline che arrivano a pochi metri dalla spiaggia, strade che poco prima del tramonto si popolano di centinaia di canguri, spiagge dove, invece della sabbia, ci sono milioni di piccolissime conchiglie bianche, baie che dal cielo diventano quadri astratti dove un mantello a trame turchesi e cobalto è bordato da spiagge bianchissime e lingue di terra rossa. E poi… i grandi spazi dell’outback, dove alloggiare in fattorie da 2.000 km quadrati, sia per scoprirne le bellezze paesaggistiche e naturali, sia per respirare la vita di chi ha il vicino di casa a 50 km di strada e può, dalla cima di una roccia di due miliardi di anni, invitarti ad abbracciare a 360° la sua proprietà, perché, fin dove arriva lo sguardo, in ogni direzione, quella è casa sua.
Si finisce con Perth, la capitale di stato più isolata al mondo, città di quasi un milione di abitanti, immersa nel verde, attraversata dal fiume Swan e bordata a ovest dall’Oceano Indiano. La forte sensazione che la qualità della vita sia molto elevata, fa sì che, più che voler fare una semplice visita da turisti, si sogni almeno per un istante di trasferirsi qui a vivere!
L’insieme di queste situazioni e sensazioni, accomunate sempre dallo spirito di libertà e respiro che i grandi spazi dell’Australia sanno offrire, giustificano a mio avviso questo viaggio “dall’altra parte del mondo”, per regalarsi un’esperienza di sicura e profonda suggestione.

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